lunedì 30 aprile 2018

Terapia breve per i disturbi alimentari da vomiting

Dr.ssa Parente Lia - Psicoterapeuta - Trani Barletta Andria
Vomiting: metodi e terapie per curarlo


I disturbi alimentari sono malattie che si modificano continuamente e richiedono interventi terapeutici in grado di aggiornarsi continuamente. Dal 1993, presso il Centro di terapia strategica di Arezzo ebbe inizio un progetto di ricerca per lo studio dei disordini alimentari.
Una metodologia nota come ricerca-intervento usata anche per la ricerca di disturbi fobico- ossessivi  ha permesso di ottenere due risultati importanti. In primis una serie di protocolli di trattamenti che si sono dimostrati efficaci ed efficienti e allo stesso tempo ha permesso di conoscere la realtà dei disordini alimentari per risolverli.
Da queste ricerche è emerso che gli attuali disturbi alimentari sono diversi da quelli previsti in maniera convenzionale. Quindi oltre alle due patologie – Anoressia Nervosa e Bulimia Nervosa – si è delineato un terzo tipo di disturbo alimentare ( Sindrome da Vomiting o Vomito). Esso viene inteso come un disturbo che porta a mangiare e vomitare più volte al giorno e viene inteso dalla letteratura come una variante di Anoressia e Bulimia. In realtà da una analisi empirica viene definita come una patologia autonoma slegata e diversa sotto molti aspetti dall’Anoressia e Bulimia. Sembra un avanzamento tecnologico dei disordini alimentari. Sostanzialmente la differenza principale è che mentre una persona bulimica trova piacere a mangiare in maniera irrefrenabile e il ciclo mangiare-vomitare rappresenta una tentata soluzione chi è affetto da vomiting impara ad associare piacere all’intero ciclo desiderio – preparazione – abbuffata – vomito.  Il vomito rappresenta inizialmente una tentata soluzione tuttavia la sequenza del mangiare e vomitare si trasforma in un piacevole rituale. Il problema non è più il controllo del peso, ma il controllo di questa compulsione al piacere. Quindi mangiare e vomitare diventa  il problema, una compulsione in cui non si riesce a mettere fine. Nella loro ricerca e sperimentazione sono emersi  diversi tipi di vomitatrici, che richiedono diversi tipi di interventi e correzioni. Sono state definite in maniera ironica tre tipi di categorie:

1.       Trasgressive inconsapevoli
2.       Trasgressive consapevoli ma pentite
3.       Trasgressive consapevoli e compiaciute

Le trasgressive inconsapevoli sono ragazze giovani, che non si sono accorte del ciclo rituale del mangiare e vomitare . In questo caso si applicano degli interventi correttivi finalizzati a considerare che quello che sta facendo è una sorta di perversione sessuale.

Nella seconda categoria delle trasgressive consapevoli ma pentite, sono ragazze che si sono rese conto della perversione del cibo e vogliono cercare di smettere e quindi sono più propense alla collaborazione.Le ragazze cercano la soluzione nel ridurre di controllare le abbuffate o il vomito, con l’effetto di aumentare il desiderio. Per evitare questo si utilizza la tecnica dell’intervallo che serve per limitare il desiderio di piacevolezza.  Come funziona?  Si chiede alla ragazza di evitare di controllare il proprio desiderio di abbuffarsi,  ma di inserire un intervallo di mezz'ora tra la fine dell'abbuffata e la scarica del vomito, senza ingerire altro durante l'intervallo. Se la ragazza accetta quest ordine, nel corso delle sedute successive si aumenta l’intervallo a due ore, fino a quando arrivati a tre ore smette di vomitare. 

Nella terza e ultima categoria rientrano le ragazze trasgressive consapevoli e compiaciute. Sono ragazze consapevoli del piacere, nel rapporto tra mangiare e vomitare. In questo caso il terapeuta accompagna il paziente nella costruzione dell’abbuffata perfetta. Il terapeuta insegna al paziente a selezionare il piacere portando come risultato una diminuzione della frequenza del rituale.

martedì 24 aprile 2018

Le domande strategiche: lo strumento principale per la prima seduta terapeutica

Dr.ssa Parente Lia - Psicoterapeuta - Trani Barletta Andria




Nella prima seduta terapeutica, vengono utilizzate le cosiddette domande strategiche ossia domande a due alternative chiuse. Questo strumento usato per la conduzione dell’indagine terapeutica è suddiviso in 6 domande e successive ridefinizioni. E’ stato utilizzato e testato in circa trecento casi nei disturbi più vari(depressione, attacchi di panico ,disturbi da dipendenza etc) fornendo risultati importanti verso la soluzione del problema. Come funziona?

Lo strumento comprende tre fasi: una prima fase in cui il terapeuta sottopone il cliente a 6 domande a due alternative chiuse; una seconda fase di ridefinizioni e riformulazione delle risposte ed un ultima fase dove comunichiamo al cliente le nostre impressioni.
Il terapeuta sottopone il cliente a una serie di domande chiuse proponendo due possibili risposte (A o B), o almeno due delle migliori risposte possibili ( meglio A o meglio B).
La seduta inizia con una domanda aperta da parte del terapeuta verso il cliente nel quale gli chiede il motivo per cui l’ha portato a contattarlo. Dopodiché il  terapeuta ascolta la risposta del cliente con grande attenzione.

Dopo inizia la prima domanda chiusa cioè una domanda con due possibilità di risposta diverse (tipo“A o B”?).Dopo aver ascoltato la risposta con la massima attenzione il terapeuta  passa alla seconda domanda. Successivamente il terapeuta dove aver posto le due domande se lo ritiene necessario o a qualche dubbio, riformula le risposte a parole proprie chiedendo al cliente di correggerle o di integrarle. Dopo aver fatto sei domande e aver riformulato e ridefinito le risposte, il terapeuta comunica al cliente le sue impressioni sulla sua situazione globale in termini di movimento(è fermo o sta progredendo?). Nel caso in cui il cliente è in movimento anche per un periodo breve, il compito del terapeuta è di aiutare il cliente a progredire il  più velocemente attraverso una serie di comportamenti per trovare la migliore soluzione,  mentre nel caso in cui il terapeuta non ha individuato bene la soluzione, sarà lo stesso cliente in alcuni casi a trovare la soluzione. In questo caso però, il terapeuta comunicherà al cliente attraverso una sua valutazione di non accelerare nel suo processo di cambiamento e consiglia prudenza. Nel caso in cui invece il terapeuta ha l’impressione che cliente sia fermo, si usa la tecnica delle 6 domande .Attraverso questa tecnica efficace con una serie di stratagemmi e domande ipnotiche,  il cliente si sentirà meglio e avrà nuove idee sulle possibili soluzioni.