martedì 7 agosto 2018

Attacchi di Panico e Regole per superarli - Psicoterapia Breve strategica

Dr.ssa Parente Lia - Psicoterapeuta - Trani Barletta Andria

Si vive sul serio quello che gli altri recitano male nella vita” affermava Edoardo De Filippo.
Per molto tempo gli attacchi di panico sono stati considerati una recita da parte di chi ne soffriva. Con il tempo si è compreso che gli attacchi di panico sono una realtà, che il malessere, sebbene provocato dalla mente del paziente, era un malessere reale, con delle sensazioni che in escalation costante potevano provocare una vera e propria perdita del controllo.
Tremore, sudorazione, palpitazioni, senso di smarrimento, senso di soffocamento, parestesie, sensazione di freddo o caldo, sono questi i sintomi di un problema sempre più diffuso, “gli attacchi di panico”.
Il termine PANICO deriva dal Dio Pan che a differenza degli altri dei dell’Olimpo viveva sulla terra, nei boschi, nelle selve, ecc. e si divertiva a spaventare gli uomini. L’attacco di panico è questo, essere montati improvvisamente da un mostro che produce una sensazione di profonda angoscia e sintomi psichici quali: Paura di morire; Paura di impazzire; Derealizzazione; Depersonalizzazione.
Quando l’attacco di panico arriva, apparentemente non vi è alcun motivo ed è difficile riuscire a fare qualcosa per fronteggiarlo, soprattutto perché chi lo vive sente che stia per morire da un momento all’altro. Sebbene inizialmente chi vive un attacco di panico si rivolge al medico di base, al neurologo, allo psichiatra per una gestione più rapida del sintomo e sebbene questo sia plausibile, è fondamentale che a questo trattamento farmacologico venga affiancato un percorso psicoterapeutico di comprensione, elaborazione e gestione definitiva del sintomo senza assunzione di farmaci.
Le Regole: 
Prima regola è NON VERGOGNARSI di soffrire di questo problema e CHIEDERE AIUTO. Non sta succedendo nulla di grave, è un problema percettivo e non di sistema nervoso centrale. Il disagio psicologico continua ad essere vissuto come mancanza di forza, di determinazione, di coraggio e questo molto spesso porta ad un ritardo nella diagnosi e nella cura di questa forma severa di ansia.
Seconda regola è EVITARE DI CERCARE LA CAUSA, spesso non c’è una vera e propria motivazione e questo spaventa maggiormente chi ne soffre. A volte ci si accorge che le sensazioni nascono dopo un trauma, un lutto, il licenziamento ed in questo caso c’è una causa neurovegetativa situazionale che però se affrontata velocemente può essere facilmente risolta. 
Terza regola, EVITARE DI FARE DIAGNOSI DA SOLI. Spesso si utilizza internet per auto-diagnosticarsi un disturbo e questo molte volte porta ad una autosuggestione distruttiva e peggiorativa del disturbo. 
Quarta regola riguarda, l’UTILIZZO DEL FARMACO. Il farmaco di fatti riorganizza un equilibrio, ma solo momentaneamente perché se non riorganizziamo un equilibrio psicologico, tolto il farmaco, la persona affetta da tale disturbo si scompenserà nuovamente, non sentendosi più autonoma. 
Quinta regola, la PSICOTERAPIA DEVE METTERE IL PAZIENTE IN CONDIZIONE DI GESTIRE IL SINTOMO. Il lavoro a livello profondo può essere interessante, ma non sempre utile a venire fuori dalla sintomatologia acuta.
Molte sono le persone che soffrono di questo problema, si pesi a Scarlett Johansson che soffriva di attacchi di panico prima di girare, a Federica Pellegrini che ha sofferto di questa stessa problematica non potendo far uso di farmaci considerando il suo lavoro, di Johnny Depp che ha sofferto di ansia legata al contatto con il pubblico o ancora alla cantante Adele. Loro e molti altri sono testimoni di una difficoltà reale, spesso debilitante e frustrante, ma sono altrettanto testimoni di una battaglia che può essere combattuta e vinta.


mercoledì 6 giugno 2018

LO PSICOLOGO GIURIDICO IN AMBITO CIVILE

Dr.ssa Parente Lia - Psicoterapeuta - Trani Barletta Andria





Lo psicologo giuridico entra in campo quando si ritenga essenziale lo svolgersi di indagini condotte da una persona con specifiche competenze tecniche (art. 61 c.p.c., art. 220 c.p.p.).
Nell’ambito della Giustizia, esso è chiamato a collaborare come esperto e tecnico in ambito:
  •         Penale
  •         Civile
  •        Minorile
  •         Amministrativo


      Parleremo sopratutto dell'ambito civile. Quando lo psicologo opera in ambito civile, si parla spesso di Consulenza Tecnica.
La perizia invece è usata in ambito penale. Lo psicologo se nominato in ambito Penale si chiamerà Perito, altrimenti in ambito civile Consulente Tecnico d’ufficio.
Nel processo civile il consulente tecnico può essere nominato dal giudice o dalle parti.

Il Consulente Tecnico d'ufficio nominato dal giudice, ha l’incarico di compiere indagine tecniche e fornire chiarimenti. Successivamente il giudice istruttore fissa l'udienza nella quale il CTU deve comparire ed effettuare giuramento. Il consulente Tecnico effettua indagini e rilievi e il giudice può chiedere di redigere una relazione che deve essere trasmessa alle parti per essere depositata in cancelleria.
Mentre il consulente nominato dalle parti nel processo civile si chiama Consulente Tecnico di parte. Di norma assiste alle operazioni del consulente del giudice e partecipa alle udienze e alla camera di consiglio ogni volta che interviene il consulente del giudice.

Quando interviene il CTU in ambito civile?
Il consulente tecnico in ambito civile interviene nei seguenti casi:

1.     Annullamento di atti per incapacità naturale (testamenti, donazioni, contratti);
2.     Invalidità del matrimonio (capacità di intendere e di volere, anomalia psichica);
3.     Interdizione, inabilitazione, amministrazione di sostegno;
4.     Identità psicosessuale;
5.     Affidamento dei minori in caso di separazione;
6.     Adozione e affidamento temporaneo;
7.     Risarcimento danni.

Annullamento di atti per incapacità naturale

Nel primo caso un atto giuridico può essere annullato su istanza della persona che lo ha compiuto, dei suoi eredi se si provi che la persona era incapace di intendere e volere al momento dell’atto.

Invalidità di matrimonio
Il matrimonio può essere impugnato se il coniuge era incapace di intendere e di volere al momento della celebrazione; se il consenso sia stato estorto con violenza o determinato da timore;

La perizia psichica nei casi di impugnazione del matrimonio può intervenire in due casi:
1. Perizia sulla capacità di intendere e di volere al momento della celebrazione del matrimonio.
2. Perizia sulla sussistenza di una malattia/anomalia psichica tale da impedire un regolare svolgimento della vita coniugale.

Valutare lo stato psichico nei casi di interdizione e inabilitazione e amministrazione di sostegno

Ci sono tre forme di tutela. Al giudice tutelare spetta la nomina di un tutore o un amministratore di sostegno. Nell'interdizione che è un provvedimento emanato a seguito di un infermità di mente, l'incapace non può compiere alcun atto giuridico. In questo caso il giudice tutelare nomina un curatore per la cura dei suoi interessi di straordinaria amministrazione.
L’inabilitazione invece è un provvedimento emesso per abuso di stupefacenti o alcolici che mettono in difficoltà dal punto di vista economico sè stesso o la propria famiglia. In questo caso il curatore assiste il soggetto. Dal punto di vista giuridico la sua situazione è uguale al minore emancipato.
L’amministratore di sostegno è invece nominato dalla persona interessata e nominato dal giudice tutelare. In questo caso gli interessi vengono precisati nella sentenza.

Identità psicosessuale 
La consulenza è finalizzata a verificare le condizioni psicosessuali dell'interessato ed eventuali disturbi psicopatologici.

Affidamento dei minori in caso di separazione 

La potestà è l'insieme dei poteri sulla persona e sul patrimonio del figlio minore nell'esclusivo interesse del medesimo. Si distingue la titolarità e l'esercizio della potestà.

·         La titolarità della potestà consiste nel dovere di mantenimento ed educazione e nella vigilanza sulle condizioni di vita del figlio minore (educazione straordinaria).
·         L’esercizio della potestà include la custodia, l'allevamento, l'educazione, l'istruzione, l'amministrazione ordinaria.
Ciascun genitore può essere privato dell’esercizio della potestà.
Questo avviene in tre casi:

1) lontananza, incapacità o impedimento del genitore
2) separazione, divorzio o annullamento del matrimonio
3) figlio naturale non convivente. Si precisa che con la perdita dell'esercizio viene mantenuta la titolarità.

Il CTU viene chiamato a valutare l'idoneità genitoriale:
·         Idoneità psichica (esistenza di eventuali patologie in atto in uno o entrambi i genitori)
·         Le caratteristiche di personalità dei genitori, l'idoneità affettivo-relazionale dei genitori
·         La capacità educativa
·         Le dinamiche di coppia nei suoi riflessi sui figli
·         I vissuti del bambino verso i due genitori (il figlio minore che abbia compiuto gli anni 12, e  anche di età inferiore ove capace di discernimento, deve essere ascoltato in tutte le procedure che lo riguardano)
·         Le dinamiche della “costellazione familiare”
·         L'incidenza di altre figure eventualmente presenti.

lunedì 7 maggio 2018

Come combattere l'ansia: I RIMEDI DELLO PSICOLOGO

Dr.ssa Parente Lia - Psicoterapeuta - Trani Barletta Andria

I rimedi per sconfiggere l'ansia


L’ansia è uno stato psichico di un soggetto, caratterizzato da una sensazione di apprensione e paura  verso una situazione non nota. Scopriamo insieme come curarla. L’ansia cronica viene curata con trattamenti farmacologi a lungo termine associata a sedute di psico-terapia. L’ansia si presenta in maniera improvvisa. L’ansia va ricercata fuori da questi contesti, esistono dei fattori dinamici che a volte non possono essere controllati. E’ necessario un certo tipo di lavoro attraverso la Psicoterapia Breve Strategica. Questi che vi illustrerò sono una serie di consigli e pratiche veloci, che devono essere usati per ridurre l’ansia. Se queste soluzioni non sono sufficienti, il passo successivo è quello rivolgersi ad uno psicologo. Ora parliamo delle cause scatenanti.

L’ansia può derivare da cause esterne come per esempio un forte stress. In generale ci sono una serie tipologie di fattori che incidono sulle persone con forme di ansia più o meno gravi. 

Stili di vita intensi;

Fattori genetici;

Disequilibri naturali di sostanze chimiche presenti nel cervello.

Quali sono i rimedi?

  • Tenete un diario e annotate tutto. Questo è importante per capire le cause della vostra ansia. Potete capire che relazione fra i vostri pensieri e le vostre emozioni. Giorno per giorno annotate il vostro livello di ansia; se sono agitato, preoccupato e nervoso o se ci sono situazioni negative attorno a te, etc..

Un esempio potrebbe essere il seguente: oggi devo sostenere un importante colloquio di lavoro, ero teso e molto agitato, pensavo di non passarlo e mi preoccupavo di come avrebbero reagito i miei genitori!

  • Praticare tecniche di rilassamento respirando in maniera profonda.
  • Fare attività fisica. Anche passeggiate di una 30 minuti può essere un modo per scaricare la tensione.
  • Fai cose che ti piacciono. Metti una musica rilassante. La musica è in grado di ridurre l’ansia in quanto si riduce il livello di cortisolo. Esiste una disciplina che si chiama musicoterapia.
  • Alimentarsi in maniera corretta. Le persone ansiose devono evitare il tè, il caffè, e il fumo. E’ importante assumere pane e pasta integrale e fare dei pasti leggeri.
  • Ascoltare e capire la vostra ansia. Durante un attacco di ansia il nostro corpo entra in stato di allerta.Il modo migliore è quello di essere attivi. Fate qualcosa di attività che vi permetta di scaricare fisicamente l’ansia. Ad esempio se ci troviamo in casa e veniamo colti da uno stato d’ansia un modo per evitare questo potrebbe essere quello di pulire la stanza, apparecchiare la tavola etc…


Questi sono una serie di consigli da attuare nel breve periodo, e sta a noi riconoscere qual'è la soluzione migliore. In caso contrario bisogna rivolgersi a una specialista.


lunedì 30 aprile 2018

Terapia breve per i disturbi alimentari da vomiting

Dr.ssa Parente Lia - Psicoterapeuta - Trani Barletta Andria
Vomiting: metodi e terapie per curarlo


I disturbi alimentari sono malattie che si modificano continuamente e richiedono interventi terapeutici in grado di aggiornarsi continuamente. Dal 1993, presso il Centro di terapia strategica di Arezzo ebbe inizio un progetto di ricerca per lo studio dei disordini alimentari.
Una metodologia nota come ricerca-intervento usata anche per la ricerca di disturbi fobico- ossessivi  ha permesso di ottenere due risultati importanti. In primis una serie di protocolli di trattamenti che si sono dimostrati efficaci ed efficienti e allo stesso tempo ha permesso di conoscere la realtà dei disordini alimentari per risolverli.
Da queste ricerche è emerso che gli attuali disturbi alimentari sono diversi da quelli previsti in maniera convenzionale. Quindi oltre alle due patologie – Anoressia Nervosa e Bulimia Nervosa – si è delineato un terzo tipo di disturbo alimentare ( Sindrome da Vomiting o Vomito). Esso viene inteso come un disturbo che porta a mangiare e vomitare più volte al giorno e viene inteso dalla letteratura come una variante di Anoressia e Bulimia. In realtà da una analisi empirica viene definita come una patologia autonoma slegata e diversa sotto molti aspetti dall’Anoressia e Bulimia. Sembra un avanzamento tecnologico dei disordini alimentari. Sostanzialmente la differenza principale è che mentre una persona bulimica trova piacere a mangiare in maniera irrefrenabile e il ciclo mangiare-vomitare rappresenta una tentata soluzione chi è affetto da vomiting impara ad associare piacere all’intero ciclo desiderio – preparazione – abbuffata – vomito.  Il vomito rappresenta inizialmente una tentata soluzione tuttavia la sequenza del mangiare e vomitare si trasforma in un piacevole rituale. Il problema non è più il controllo del peso, ma il controllo di questa compulsione al piacere. Quindi mangiare e vomitare diventa  il problema, una compulsione in cui non si riesce a mettere fine. Nella loro ricerca e sperimentazione sono emersi  diversi tipi di vomitatrici, che richiedono diversi tipi di interventi e correzioni. Sono state definite in maniera ironica tre tipi di categorie:

1.       Trasgressive inconsapevoli
2.       Trasgressive consapevoli ma pentite
3.       Trasgressive consapevoli e compiaciute

Le trasgressive inconsapevoli sono ragazze giovani, che non si sono accorte del ciclo rituale del mangiare e vomitare . In questo caso si applicano degli interventi correttivi finalizzati a considerare che quello che sta facendo è una sorta di perversione sessuale.

Nella seconda categoria delle trasgressive consapevoli ma pentite, sono ragazze che si sono rese conto della perversione del cibo e vogliono cercare di smettere e quindi sono più propense alla collaborazione.Le ragazze cercano la soluzione nel ridurre di controllare le abbuffate o il vomito, con l’effetto di aumentare il desiderio. Per evitare questo si utilizza la tecnica dell’intervallo che serve per limitare il desiderio di piacevolezza.  Come funziona?  Si chiede alla ragazza di evitare di controllare il proprio desiderio di abbuffarsi,  ma di inserire un intervallo di mezz'ora tra la fine dell'abbuffata e la scarica del vomito, senza ingerire altro durante l'intervallo. Se la ragazza accetta quest ordine, nel corso delle sedute successive si aumenta l’intervallo a due ore, fino a quando arrivati a tre ore smette di vomitare. 

Nella terza e ultima categoria rientrano le ragazze trasgressive consapevoli e compiaciute. Sono ragazze consapevoli del piacere, nel rapporto tra mangiare e vomitare. In questo caso il terapeuta accompagna il paziente nella costruzione dell’abbuffata perfetta. Il terapeuta insegna al paziente a selezionare il piacere portando come risultato una diminuzione della frequenza del rituale.

martedì 24 aprile 2018

Le domande strategiche: lo strumento principale per la prima seduta terapeutica

Dr.ssa Parente Lia - Psicoterapeuta - Trani Barletta Andria




Nella prima seduta terapeutica, vengono utilizzate le cosiddette domande strategiche ossia domande a due alternative chiuse. Questo strumento usato per la conduzione dell’indagine terapeutica è suddiviso in 6 domande e successive ridefinizioni. E’ stato utilizzato e testato in circa trecento casi nei disturbi più vari(depressione, attacchi di panico ,disturbi da dipendenza etc) fornendo risultati importanti verso la soluzione del problema. Come funziona?

Lo strumento comprende tre fasi: una prima fase in cui il terapeuta sottopone il cliente a 6 domande a due alternative chiuse; una seconda fase di ridefinizioni e riformulazione delle risposte ed un ultima fase dove comunichiamo al cliente le nostre impressioni.
Il terapeuta sottopone il cliente a una serie di domande chiuse proponendo due possibili risposte (A o B), o almeno due delle migliori risposte possibili ( meglio A o meglio B).
La seduta inizia con una domanda aperta da parte del terapeuta verso il cliente nel quale gli chiede il motivo per cui l’ha portato a contattarlo. Dopodiché il  terapeuta ascolta la risposta del cliente con grande attenzione.

Dopo inizia la prima domanda chiusa cioè una domanda con due possibilità di risposta diverse (tipo“A o B”?).Dopo aver ascoltato la risposta con la massima attenzione il terapeuta  passa alla seconda domanda. Successivamente il terapeuta dove aver posto le due domande se lo ritiene necessario o a qualche dubbio, riformula le risposte a parole proprie chiedendo al cliente di correggerle o di integrarle. Dopo aver fatto sei domande e aver riformulato e ridefinito le risposte, il terapeuta comunica al cliente le sue impressioni sulla sua situazione globale in termini di movimento(è fermo o sta progredendo?). Nel caso in cui il cliente è in movimento anche per un periodo breve, il compito del terapeuta è di aiutare il cliente a progredire il  più velocemente attraverso una serie di comportamenti per trovare la migliore soluzione,  mentre nel caso in cui il terapeuta non ha individuato bene la soluzione, sarà lo stesso cliente in alcuni casi a trovare la soluzione. In questo caso però, il terapeuta comunicherà al cliente attraverso una sua valutazione di non accelerare nel suo processo di cambiamento e consiglia prudenza. Nel caso in cui invece il terapeuta ha l’impressione che cliente sia fermo, si usa la tecnica delle 6 domande .Attraverso questa tecnica efficace con una serie di stratagemmi e domande ipnotiche,  il cliente si sentirà meglio e avrà nuove idee sulle possibili soluzioni.  

mercoledì 31 gennaio 2018

La Terapia Breve Strategica per la crisi di coppia

Dr.ssa Parente Lia - Psicoterapeuta - Trani Barletta Andria



La Terapia Breve Strategica, della quale ho già discusso nei miei precedenti articoli, è di certo una metodologia che consente ottimi risultati per superare la crisi di coppia.
La terapia è strategica poiché mira a individuare e modificare i comportamenti disfunzionali della coppia e che sono all’origine di una crisi.
Breve, poiché non è necessario un numero elevato di trattamenti. L’efficacia della metodologia consente una risoluzione del problema in tempi rapidi. Inoltre, va considerato che proprio nelle crisi di coppia, il tempo gioca un ruolo fondamentale.
Chi si rivolge allo psicologo per affrontare un problema tra i partner è già in crisi. La coppia rischia la rottura a breve e la psicoanalisi rappresenta, nella maggior parte dei casi, l’ultima carta che i partner giocano. A questo si deve aggiungere che c’è sempre il partner che trascina l’altro (che resta più scettico), o che è maggiormente arroccato sulle proprie posizioni, o semplicemente lo reputa un tentativo inutile. Ecco perché è essenziale che lo psicologo agisca rapidamente nel mettere in rilievo le problematiche e i comportamenti disfunzionali della coppia influenzando il cambiamento.

Un punto fondamentale su cui si basa la Terapia Breve Strategica è l’analisi della situazione attuale della coppia. Non si va a scavare pedantemente e visceralmente nel passato dei partner alla ricerca delle profonde e più recondite origini delle problematiche. O meglio, si individuano le problematiche, che evidentemente sono legate ad azioni passate, ma ci si concentra sul presente, su ciò che non funziona nel presente e su come un’azione del passato si riverbera sul presente!
Infatti, lo psicologo offre il suo supporto oggi, non ieri! E’ la persona più indicata per dipanare soluzione che appaiono non risolvibili e che preludono a una rottura. Intanto perché è un professionista esperto in psicologia e, nello specifico, nella psicologia di coppia. E inoltre, perché essendo un soggetto esterno alla coppia possiede quell’obiettività che al contrario manca ai partner, che al contrario sono totalmente offuscati dalle reciproche recriminazioni. Il lavoro dello specialista non è quello di trovare soluzioni, ma è proprio quello di allentare l’offuscamento della coppia affinché sia la coppia stessa, grazie a una migliore obiettività, a trovare la soluzione per superare la crisi.

La Terapia Breve Strategica si sviluppa in pochi ed essenziali incontri finalizzati alla risoluzione del problema. Già nella prima seduta emergono le tentate soluzioni disfunzionali dei partner, cioè tutte quei comportamenti che minano la stabilità della coppia. Al termine degli incontri vengono proposte alcune pratiche che servono a smantellare i comportamenti disfunzionali facendo emergere comportamenti fruttuosi che, nel giro di un breve lasso di tempo, scatenano cambiamenti positivi e costruttivi.

meccanismi e le manovre strategiche per disinnescare i circoli viziosi sono diversi, tra cui la “strategia dal basso verso l’alto”, la “manovra di Rapaport” e “Come posso aiutarti?”.
La “strategia dal basso verso l’alto” è mirata ad individuare e analizzare a fondo solo quelle informazioni realmente importanti in modo da preparare le basi solide per raggiungere al risultato. Rifacendosi alla cucina cinese (esempio proposto da John Weakland, ispiratore della manovra), ogni ingrediente di una pietanza è lavorata separatamente per ore in maniera ottimale, ma è solo negli ultimi due minuti che si uniscono tutti gli ingredienti per compore il piatto finale.
La manovra di Rapaport di Paul Watzlawick, ispirata proprio dagli scritti di Rapaport in cui teorizzava un nuovo metodo di comunicazione per rompere il gelo tra Russi e Americani durante della guerra fredda. Secondo Rapaport, il negoziato tra le due Nazioni sarebbe dovuto cominciare solo dopo che l’America avesse esposto il punto di vista della Russia (accettato dalla Russia stessa) e la Russia avesse esposto il punto di vista dell’America (accettato dall’America stessa).
Allo stesso modo, questa tecnica può essere utilizzata tra i partner. Ciascuno dei due deve esporre il punto di vista dell’altro.
La tecnica “Come posso aiutarti?”, ispirata a Dick Fisch, è mirata a disinnescare dei comportamenti non desiderati dall’altro partner grazie alla rielaborazione della situazione e aiutando ciascun partner a prendere coscienza della responsabilità nella crisi.

Queste sono soltanto tre delle tecniche utilizzate, ma ve ne sono molte altre da attuare in base al singolo caso. L’essenziale è mettersi in gioco e cercare una soluzione alla cresi con l’ausilio di uno specialista. 

La consulenza psicologica online. La tecnologia può diventare un ottimo alleato anche in ambito psicologico.

Dr.ssa Parente Lia - Psicoterapeuta - Trani Barletta Andria

La tecnologia può diventare un ottimo alleato anche in ambito psicologico.  
Infatti, accanto alla tradizionale terapia in studio, si sta affacciando sempre più la terapia psicologica online dove psicologo e paziente sono “connessi” grazie a internet

Alcuni studi hanno fatto emergere l’utilità di questo nuovo approccio terapeutico. Per citarne solo alcuni, ce n’è uno condotto in Inghilterra che ha dimostrato significativi miglioramenti dei pazienti oltre a riscontrare un’alta loro soddisfazione. 
Grazie a un altro studio canadese, condotto nel 2013, si è dimostrato che per alcune determinate problematiche i risultati ottenuti con delle sedute tradizionali in studio sono praticamente uguali a quelli ottenuti attraverso sedute online. 

Il punto cruciale, infatti, di questo nuovo metodo di approccio e cura del paziente, dipende proprio dalla problematica che affligge il paziente e in alcuni casi, proprio la terapia online risulta maggiormente adatta e fa emergere tutti i suoi vantaggi. 

La terapia online, infatti, permette di aiutare persone che hanno una difficoltà (sia fisica che psicologica) a recarsi nello studio dello psicologo. Si pensi, ad esempio, a chi soffre di disturbo di ansia sociale: il disagio che si prova nell’affrontare l’ostacolo di dover uscire di casa e sostenere il contatto con le altre persone, nella maggior parte dei casi fa desistere dall’andare dallo psicologo. 
Oppure si pensi anche a chi, per problemi fisici seri di deambulazione, troverebbe seriamente difficoltoso recarsi da uno specialista per ottenere supporto psicologico. 

Il secondo e importante vantaggio della consulenza psicologica online è la immediatezza
Il fatto di poter ottenere un supporto psicologico immediato nei momenti di emergenza è sicuramente un vantaggio e un’ancora di salvezza per coloro che soffrono di alcune particolari patologie. Si prenda come esempio, una persona che soffre di disturbi di alimentazione. Il fatto di poter avvalersi di un supporto psicologico mentre si è in preda di un impulso a svuotare il frigo può sicuramente tornare utile per il percorso di guarigione e per affrontare il problema mentre insorge. Lo stesso può dirsi per chi soffre di attacchi di panico. Avere il supporto di uno psicologo durante una crisi può certamente servire per affrontare in maniera costruttiva il disagio. 

Un terzo vantaggio è quello di poter raggiungere il proprio psicologo indipendentemente dal luogo in cui ci si trova. E’ il caso di persone che, per lavoro, viaggiano parecchio oppure hanno orari di lavoro e impegni familiari poco compatibili con una programmazione ottimale del trattamento. Attraverso una connessione online, il limite fisico e quello degli orari vengono meno grazie alla flessibilità e alla miglior gestione del proprio tempo

Legato al punto precedente è il quarto vantaggio, da non sottovalutare, ovvero il risparmio di denaro. E non è certo cosa da poco per chi è in difficoltà economiche e, magari, proprio da queste derivino le problematiche psicologiche (si pensi alle persone che entrano in stato di depressione dopo aver perso un lavoro). La consulenza online è, generalmente, meno costosa di quella in studio a ragione del fatto che lo psicologo non deve supportare costi legati allo spostamento in studio, al pagamento di un affitto, ecc…insomma, sono risparmi ad appannaggio del paziente. 

Infine, se ci si pone dal punto di vista del paziente, il non doversi presentare in studio e il non doversi sentire osservati nei gesti, nelle espressioni, e in generale nel linguaggio del corpo, può favorire l’affioramento di elementi utili per scovare i conflitti e le problematiche del paziente. 

Ma se questa sorta di “anonimato” può favorire l’abbattimento delle barriere emotive del paziente portandolo a svelare con maggior profondità i propri pensieri, al contempo rappresenta uno dei possibili limiti della consulenza online. Lo psicologo, infatti, vede decisamente limitare la possibilità di analizzare il 
paziente attraverso il linguaggio corporale. 
Per completezza di esposizione, va detto che altri svantaggi legati alla consulenza online sono riconducibili alla connessione (è necessario che le connessioni non siano ripetutamente interrotte) e alla diminuzione di contatto umano. 
Di certo, sul piatto della bilancia, i vantaggi superano di gran lunga gli svantaggi…provare per credere!